COCO CHANEL, LA STILISTA CHE RIVOLUZIONÒ IL CONCETTO DI FEMMINILITÀ.

COCO CHANEL, LA STILISTA CHE RIVOLUZIONÒ IL CONCETTO DI FEMMINILITÀ.

Coco Chanel è indubbiamente la stilista più famosa al mondo, celebrata come l’icona che segnò la moda del ‘900, creando uno stile che tuttora resiste.
Lei che si considerava solo una sarta, rivoluzionò il concetto di eleganza femminile e il modo di vedersi e di piacersi delle donne.
Nacque a Saumur il 19 agosto del 1883. La madre morì presto e il padre se ne andò lasciando la famiglia. Fu spedita in orfanotrofio, dove apprese l’antica arte di cucire e tagliare, grazie agli insegnamenti delle suore. Raggiunta la maggiore età, aprì la sua prima boutique di cappellini, primi manufatti che rivelarono lo stile pratico ed elegante che diverrà poi segno distintivo della maison. Li realizzò in paglia e nastri di raso, molto diversi da quelli in voga, un po’pomposi, della Belle Époque.

L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE.

Conosciuta ai più come la signora indiscussa della moda, Coco fu anche perspicace interprete dei suoi tempi e seppe contribuire magnificamente all’emancipazione della donna.
I cambiamenti sociali raramente restano circoscritti in limitati ambiti, sovente invece si riflettono in ogni sfera del reale, quella artistica in primis. E la moda è sottile rappresentazione dell’atmosfera che si vive, anzi, ha un fiuto particolare per ciò che viviamo o vivremo.
La prima guerra mondiale nella sua tragicità fu un avvenimento da cui prese il via la trasformazione della donna e del suo ruolo nella società.
L’evento bellico infatti obbligò al fronte gli uomini di casa, contadini e operai per la maggior parte. A sostituirli nei lavori furono le donne. Un momento sociale importantissimo che mutò radicalmente il ruolo della donna da angelo del focolare a membro attivo dell’economia e della società.
Le donne iniziarono a lavorare in fabbrica come nei campi, obbligate a compiere gli stessi lavori dei colleghi maschi, anche quelli più pesanti. E certamente non potevano adempiere alle proprie faticose mansioni indossando l’abbigliamento costrittivo, dettato dallo stile dell’epoca.
Ecco quindi profilarsi all’orizzonte un nuovo tipo di donna, dinamica, lavoratrice, vigorosa, soprattutto indipendente dall’uomo, che ispirò Coco e alla quale lei volle dare il giusto abito.
La liberò dai corpetti, dargli orpelli ingombranti e la rese leggera, pratica e assolutamente elegante. Donò alla dona abiti comodi e semplici nelle linee per muoversi con dinamicità nella vita di tutti i giorni. Gli abiti che disegnava erano lineari e funzionali. Premiavano l’essenzialità.
Le gonne divennero più corte, sotto il ginocchio, abbassò il punto vita, promosse l’utilizzo del jersey come tessuto nobile e lo stile alla marinara, e per finire introdusse l’utilizzo dei pantaloni femminili.
Coco non creò una linea di abbigliamento ma uno stile rivoluzionario per gli anni venti, uno stile di vita. Volle liberare la donna dal vincolo dell’uomo, renderla emancipata, moderna, all’avanguardia. Non volle mai definirsi femminista, ma la sua rivoluzione nel disegno dell’abito femminile coincise con l’esplosione del movimento femminista.

PRIMA DI USCIRE, GUARDATI ALLO SPECCHIO E TOGLITI QUALCOSA.

Se potessimo esprimere con una frase lo stile di madame Chanel, questa sarebbe senz’altro la migliore, perché il suo credo stilistico fu un inno alla sobrietà e all’essenzialità.
Fu nominata infatti la regina del “Genre pauvre”, inteso come una povertà di lusso moderna e snob. Secondo la stilista il lusso non è il contrario della povertà ma della volgarità e nella semplicità risiede la vera raffinatezza mentre gli eccessi rischiano di ottenere l’effetto opposto.
La sua povertà di lusso è fatta di forme lineari e pulite, pochi fronzoli ed eccellente qualità dei tessuti.

LO STILE CHANEL.

Madame Coco ha regalato al mondo straordinarie alchimie sartoriali che hanno fatto la storia della moda.

Il tailleur in tweed. L’idea del tailleur nacque nel 1919, composto da giacca maschile, con gonna dritta o pantaloni. I colori più comuni erano il blu scuro, il grigio e il beige. Nel 1954 realizzò il suo primo tailleur in tweed, composto dalla giacca stile cardigan con tipica catenella e bottoni dorati cuciti all’interno, la gonna, più corta rispetto al primo tailleur presentato, di forma dritta e una camicetta coordinato con lo stesso colore del tailleur.

Comodità. Madame sosteneva che “la vera eleganza non può prescindere dalla piena possibilità del libero movimento”. Evviva la libertà, quindi. Bando ai paludamenti ottocenteschi, basta corpetti, bandite le stecche di balena.

L’infinita eleganza del bianco e nero. Coco è stata davvero una rivoluzionaria. Si pensi che all’epoca il nero era associato al lutto. Ebbene, lei lo trasformò in un colore da indossare in ogni occasione, elegante e molto sensuale. Molti ritengono che la sua predilezione per questa combinazione di bianco e nero derivi dalla sua vita monacale, come anche la preferenza per le forme sobrie.

Must.

Il tubino nero, quello che risolve mille situazioni, che ogni donna dovrebbe avere pronto nel proprio armadio, fu lei a inventarlo.

Chanel n. 5. Chi non ricorda la celeberrima frase di Marilyn Monroe “What do I wear in bed? Chanel no.5, of course”. L’icona di tutti i profumi di tutti i tempi, il must have dell’eleganza femminile. Il suo nome deriva dalla quinta essenza che Ernest Beaux aveva sottoposto all’attenzione di Chanel, la quale l’aveva scelta dopo averne testate quasi venti. Notate la semplicità del nome, Chanel n. 5.

L’abbronzatura. Madame Coco è stata la prima donna a pensare all’abbronzatura come elemento di bellezza della donna. Fino ad allora le donne abbronzate erano le contadine, che lavorando nei campi sotto il sole, acquisivano un salutare colore ambrato, che per questo veniva associato al ceto povero. Al contrario il pallore era sinonimo di nobiltà e benessere economico, tanto che le signore dell’epoca si facevano notare a spasso per le città munite di ombrellini, velette e prendisole piuttosto ingombranti.
Fu nel 1923 che Coco sdoganò anche l’abbronzatura. Al ritorno da una vacanza in Costa d’Avorio, dove la stilista si lasciò baciare dal sole, fu ammirata per il colorito e immediatamente copiata.

Rossetto rosso. Il nascente movimento femminista lo acclamò come simbolo del potere delle donne. Un accessorio democratico che rendeva le donne uguali al di là del ceto sociale, della posizione economica e della professione e madame lo elevò a simbolo della vera femme fatale. Doveva venire applicato disegnando perfettamente il contorno della bocca rendendola il più possibile a cuore.

Bigiotteria. Fu lei ad inventarla. Rese i gioielli accessori alla portata di tutte, realizzati in metallo e pietre semi-preziose, da indossare in ogni momento della giornata.

Vera rivoluzionaria, Madame Chanel non si fece fermare dalle regole della società. Valorizzò la donna, la volle rendere emancipata, indipendente, all’avanguardia. Distrusse lo stereotipo della donna “costretta” in abiti rigidi, in ruoli sociali vetusti e ne creò un altro fatto di libertà, di nuovi aneliti, di emancipazione. Regalò alle donne un nuovo modo di vedersi, di esprimersi, in fin dei conti di essere.

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